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Re Artù:La verità oltre la leggenda

lunedì 19 novembre 2018

Il canto dell'albero


Il Canto dell'Albero 

L'Albero cantò
raccontando le sue radici
danzando la sua linfa 
le foglie dolcemente accarezzate 
dal vento che soffiò.

Con il vento
le creature elementari
vennero al richiamo
invisibili per tanti
sentite da alcuni
all'unisono all'Albero
cantarono la loro gioia
per l'unione ritrovata 
perché per un attimo 
la magia fu ricreata.

L'essere Umano
appartiene al creato
come il popolo in piedi 
come il popolo alato
come ogni sasso sulla terra.

Ad ognuno è donato 
una parte nel grande cerchio universale. 

Nella magia del momento
gli esseri umani presenti 
furono di nuovo parte 
della grande unità .

Per questo l'Albero cantò
e ne fu felice
per questo io cantai
e ne fu immensamente grata


poesia presa dal web,
e della quale non è stato possibile trovarne l'autore

Io, re nascente

Io,Re Nascente

Io, Re Nascente, 
giuro sul mio onore, sulla mia vita e sulla mia morte, 
di aver scelto la via della reggenza con gioia 
liberamente 
e per mia volontà e che, 
qualora volontà e gioia venissero meno, 
lascerò ad altri questo onorevole compito. 
Giuro di difendere le genti e la loro vita. 
E nell'abbandonare ogni mia cosa, 
compreso il mio nome ed ogni mio affetto, 
giuro che farò di tutto 
affinché la Terra si risvegli durante la mia reggenza. 
Che questo sia, nel nome del Re."

 
Tratto da "Il Libro di HennetH"
immagine by pinterest



venerdì 16 novembre 2018

leggende sul piccolo popolo

Leggende sul piccolo popolo


Alla scoperta delle creature del mondo del Piccolo Popolo

Un regno segreto di spiriti invisibili che vivono intorno a noi… Un regno in cui possiamo recarci ogni volta che vogliamo e in cui viaggiare senza limiti. Fate e Folletti, Gnomi ed Elfi, Fate e Ninfe… C’è chi afferma di averli visti, c’è chi dice che sono il frutto della millenaria fantasia di noi uomini…
In ogni caso esistono. Vivono nelle nostre tradizioni, nella nostra cultura, nella nostra letteratura… Ma il mondo del Piccolo Popolo è anche ricchezza, è un patrimonio di tutte le genti, finalmente unite sotto un unico segno, sotto un unico sentimento…

Fin da quando eravamo bambini, leggendo una fiaba o guardando un film, abbiamo imparato a conoscere i protagonisti del mondo fatato; così abbiamo scoperto i folletti abitanti delle vallate, le fate dei fiori e dei boschi, gli gnomi delle grotte di cristallo, gli elfi di Gran Burrone e cosi via. Queste creature del Piccolo Popolo d’altro canto, anche se sono le più conosciute, non sono le sole ad abitare il mondo fatato.









Oltre a queste ne esistono altre, certamente meno famose, le cui gesta sono riportate nella ricca letteratura e nelle tradizioni del nord Europa. Avete mai sentito parlare, per esempio, del Brownie? Ecco, sono creature a noi forse sconosciute ma che spesso compaiono nella letteratura scozzese. Qui di seguito riportiamo una rassegna, anche se incompleta, delle creature del Piccolo Popolo dove troverete la descrizione di elfi e folletti ma farete anche la conoscenza di Bogie e Kelpie.



Bean-Nighe
Scozia


La parola Bean Nighe significa “lavandaia dei guadi”. Questa creatura è solita trovarsi nei pressi di ruscelli e torrenti dove lava le vesti mortuarie dal sangue di chi è prossimo alla morte. Le leggende narrano che le Bean Nighe siano donne decedute mentre stavano partorendo e che quindi erravano fino a quando la morte non le avesse accolte normalmente.
Di origine scozzese queste creature hanno i piedi palmati, grossi seni penduli e un enorme dente sporgente. Un mortale che si avvicina a lei mentre sta lavando se riusciva a succhiare il suo seno poteva rivendicare di essere adottato e chiederle anche che gli venisse esaudito un desiderio.


Bogie
Gran Bretagna

Di origine britannica il Bogie è uno spirito inoffensivo ma che il più delle volte si comporta in modo meschino. Si piazzano alle spalle delle persone creando nel loro animo un gran senso di inquietudine, tolgono le coperte nei periodi più freddi dell’anno, spiano la gente e tanti altri dispetti. I luoghi dove piace più sostare al Bogie sono tutti quelli dove gli uomini raccolgo oggetti che non usa ma che conserva quali soffitte, retrobotteghe, ecc. Altri tipi di Bogie sono l’Awd Gaggie e il Barguest sempre di origine britannica.


Coboldi
Germania

I Coboldi, spiriti di origine germanica, popolano le miniere e adorano infastidire gli umani. Non sono creature malvagie ma sono piuttosto burloni. Di aspetto simile a diavoletti, indossano un cappello a forma di cono e scarpe a punta; hanno una coda con pelo folto e al posto delle mani piedi quasi del tutto privi di peli. Da alcune fonti si pensa che i Coboldi siano parenti stretti dei Brownie. Una specie di Coboldo di origine britannica prende il nome di Knockers.


Brownie
Scozia
I Brownie nella tradizione scozzese sono spesso accomunati agli Elfi del crepuscolo, ai nani o ai folletti. In tempi antichi queste creature si potevano incontrare nelle vicinanze dei menhir o dei dolmen, ma dopo hanno preferito sostare più vicino alle abitazioni degli uomini in luoghi come granai e pollai. Alti non più di 60 centimetri e di pelle scura, vagano quasi sempre nudi o indossano malconci vestiti di color bruno.
Pionieri dei giardinieri e dei distillatori di whisky durante la notte sorvegliano le greggi e mietono i campi chiedendo in cambio solamente una scodella di panna e una focaccia spalmata con del miele. Grandi bevitori di birra, i Brownie trovano gran diletto nel rinverdire le zone aride. Il suo gemello cattivo prende il nome di Boggart. Altri tipi di Brownie ma di origine britannica sono i Fenoderee e i Killmoulis.

Elfi
Europa del Nord
La grande famiglia degli Elfi comprende spiriti dalle sembianze simili a quelle dell’uomo e sono a metà strada tra gli dei e gli uomini. Generalmente immortali gli Elfi non sono sempre di bell’aspetto e dotati di sconfinata bontà ma a volte si presentano anche dispettosi, cattivi e grotteschi. Prevedono il futuro e controllano le arti magiche, abitano la luce e l’aria ma li possiamo trovare anche nei boccioli dei fiori, sulle piante e nell’acqua. Amano la musica, il canto e la danza. Gli Elfi di AshGrove di origine britannica e gli Ellyllon di origine gallese sono altri tipi di elfi.



Fate
Irlanda

Le Fate, esseri dotati di magici poteri, come gli Gnomi e i Folletti conservano incredibili ricchezze; vivono in ambienti naturali quali rocce, fonti, laghi e, data la loro predisposizione al bene, sono costantemente pronte ad aiutare qualcuno che si trova in difficoltà soprattutto se questo è un innocente perseguitato. Il loro principale potere è quello di cambiare repentinamente aspetto ma anche di cambiarlo ad altri viventi. Nell’immaginario collettivo le Fate sono dotate di animo nobile, di ali e procedono con andatura leggiadra, ma non è sempre cosi; esistono infatti anche fate orribili e deformi. Inoltre sono esseri primitivi che invidiano all’uomo il fatto di avere dei sentimenti, cosa che le Fate non hanno.


Folletti
Europa

La famiglia dei folletti è talmente grande che risulta difficile fare una descrizione unica del loro aspetto, del loro modo di vivere e del loro modo di comportarsi. Differiscono così tanto da zona a zona che è anche difficile individuarne una sola area provenienza. Esistono infatti folletti nordici, italiani, francesi, tedeschi, ecc. Se si vuole fare una sommaria descrizione potremmo dire che di solito hanno sangue di color nero e occhi che tendono al rosso, lucenti nell’oscurità. Sono quasi tutti dei gran burloni ma nello stesso tempo possono diventare dispettosi, maligni e spietati. Non sono dotati di poteri magici ma conoscono molto bene le arti arcane. Amanti degli animali, amano cavalcane rane, liberare le mucche dalle stalle e intrecciare le criniere dei cavalli. Vivono sia nei boschi che nelle case di contadini ove spesso sono accolti con gran rispetto
Laboriosi e fannulloni amano la compagnia delle ragazze soprattutto se di bell’aspetto. Ecco alcune delle principali famiglie di folletti che abitano il nostro continente.


Le famiglie di Folletti
Banshee (origine irlandese), Bo Men (origine irlandese), Bugnane (origine britannica), Bwca (origine britannica), Cluricauno (origine irlandese), Coblynau (origine britannica), Dukko (origine irlandese), Dullahan (origine irlandese), Far Darrig (origine irlandese), Far Gorta (origine irlandese), Fifinella (origine britannica), Gancanagh(origine irlandese), Ganconer (origine irlandese), Ghillie Dhu (origine scozzese), Jinn (origine britannica), Leprecauno (origine irlandese), Lurikeen (origine irlandese), Pixie (origine britannica),Red Cap (origine britannica), Robin Goodfellow (origine britannica), Sheoques (origine irlandese), Urisk (origine scozzese), Voghee Lyno (origine irlandese)

Gnomi
Europa del Nord

Gli Gnomi, prevalentemente presenti nelle leggende scandinave, sono alti all’incirca 30 centimetri e vivono nei luoghi più disparati.’oro, d’argento o di diamanti, ma anche in tronchi cavi. La loro principale attività è quella di preservare da tutti i fattori esterni le bellezze naturali e lo fanno con cipiglio e coraggio. Abili minatori e brillanti orafi, si cimentano nell’allevamento delle capre e si dedicano alla coltivazione di grosse qualità di funghi… continua il viaggio nel loro mondo!


Goblin
Francia

I Goblin, di origine francese, sono piccoli e appaiono sotto forma di animali. Spesso malvagi, sono abili nel furto e tra i loro compagni appaiono i morti. Alcuni Goblin non sono completamente cattivi e non compiono atti malvagi anche se amano far cadere in tentazione gli uomini con frutti incantati. La gran parte dei Goblin sono dediti all’agricoltura ma quelli che vivono nelle miniere sono gran cercatori d’oro che scovano battendo un colpo nel punto esatto dove lo si può trovare. Lo stratagemma che usano gli uomini per placare la loro furia è quello di lasciare loro del cibo.


Hobgoblin
Gran Bretagna

Gli Hobgoblin sono creature che per aspetto e dimensione sono simili ai folletti. Citati nelle leggende popolari britanniche, questi esseri possono essere di carattere sia benevolo che malevolo. Il loro nome deriva dall’unione di Goblin preceduto da “hob” il giullare di Oberon il re della corte delle Fate (Shakespeare: “Sogno di una notte di mezza estate”). L’Hobgoblin che abita la Cornovaglia prende il nome di Bucca e viene spesso associato ai navigatori e ai minatori. Si differenzia dal fatto che ha la facoltà di volare e predice i naufragi viaggiando sui venti del mare. Simili all’Hobgoblin sono lo Bauchan (o Bogan) e la Bucca entrambi di provenienza britannica.


Kelpie
Scozia

Il Kelpie vive in terra scozzese ed è un diavolo perfido che trova rifugio nelle acque dei laghi e dei fiumi. Generalmente il Kelpie assume le sembianze di un bianco e giovane cavallo. Per la sua natura malvagia e ingannatrice, è avvezzo a compiere atti mortali per l’uomo. Infatti, quando capita che un viandante faccia una sosta sulle rive di un tranquillo lago, vedendo il cavallo bianco, che solo in apparenza pascola tranquillo, questi è tentato di cavalcarlo e, quando si trova sul suo dorso, il cavallo si immerge nell’acqua del lago trascinando con se il malcapitato.


Muryans
Gran Bretagna

Nel dialetto della Cornovaglia Muryans significa formica. Si ritiene che queste creature siano le anime di genti di culto pagano che risultavano troppo buone per andare all’inferno ma nel contempo troppo cattive per il paradiso. Vivevano quindi in una specie di limbo dove diminuivano di dimensione lentamente ma gradualmente fino a che diventavano come grandezza simile a quella delle formiche. In un’altra leggenda troviamo scritto che i Muryans fossero in grado di trasformarsi e ogni volta che mettevano in pratica questa capacità diventavano sempre più piccoli. Per queste leggende in Cornovaglia si riteneva di pessimo auspicio uccidere, anche solo accidentalmente, delle formiche.

Ninfe
Europa

Le Ninfe sono creature perlopiù acquatiche citate in molte leggende e le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Il loro aspetto è quello di leggiadre e soavi fanciulle, nude o coperte solo da fiori e da una ghirlanda poggiata sui capelli generalmente di colore biondo. Le Ninfe vivono generalmente nei pressi di corsi d’acqua o laghetti montani e amano filare, tessere e pettinare i loro lunghi capelli. Adorano cantare, ballare e fare il bagno nelle limpide acque di ruscelli e laghi. Nelle antiche leggende suscitavano ammirazione e timore ma si svelavano agli occhi degli umani solo durante le ore centrali del giorno. Quando le ninfe decidevano di sedurre qualche essere umano, questo era impossibilitato a sottrarsi al loro canto soave e al loro sguardo ammaliatore.

Se il malcapitato non era di bell’aspetto veniva risucchiato irrimediabilmente nelle acque, mentre, se la vittima era piacevole alla loro vista veniva condotta in un meraviglioso maniero di madreperla e corallo. Qui vivevano nella completa beatitudine tanto da non avere più il desiderio di tornare sulla terra. In alcune leggende le ninfe vengono descritte con un aspetto umano, alte poco più di un metro, con il corpo perfetto e un viso di inusuale bellezza.

Pooka
Irlanda

La derivazione del termine Pooka è da trovarsi nell’antico dizionari o celtico: infatti “Pok” significa capra. Ma non ci appare soltanto nelle sembianze di una capra; spesso lo si trova sotto forma di cavallo, toro, aquila e asino. Incrocio tra uno spettro e un personaggio delle fiabe i Pooka vivono ovunque. Sono creature allegre e folli ma che spesso si cimentano in scherzi a dir poco terrificanti. Strappano teste per giocarci a palla, corrono in mezzo alle fiere e ai mercati per prendere a calci le ragazze, rapiscono bambini solo per il gusto di vederli piangere. Le persone più bersagliate dai loro giochi sono gli ubriachi e il cibo che predilige di più sono il bestiame e i bambini.



Troll
Scandinavia

Nella mitologia nordica, soprattutto quella scandinava,i Troll sono descritti come creature brutte. A volte anche ripugnanti, spesso di indole malvagia e generalmente nemiche dell’uomo. I Troll lasciano i loro rifugi, grotte, anfratti e caverne, per cacciare solo dopo il calar del sole. Nelle leggende antiche sono descritti con una statura molto più grande di quella degli esseri umani. Risultano, così, anche più forti fisicamente. Nella mitologia e nei racconti più recenti la figura del Troll è più addolcita rispetto alle precedenti. Da acerrimi nemici dell’uomo e golosi di carne umana, diventano sempre meno cattivi giungendo fino a noi sotto forma di amici e simpatici compagni.
Il loro punto debole è la luce del sole che li trasforma in pietre. Una variante austriaca dei Troll sono i Trolli che, anche nelle leggende più antiche, non appaiono mai come nemici dell’uomo anche se, durante i loro giochi, nella confusione possono provocare incidenti a volte anche molto seri come crolli, valanghe e smottamenti…

Altre creature minori
Europa

Bean-Tighe (Scozzese)
Di natura benevola, simile ad una vecchietta, in cambio di latte e dolci, svolge i lavori di casa e intrattiene i bambini.

Each-Uisge (Irlandese)
Simile al Kelpie ma di natura malevola. Vivono nei laghi e nel mare e mangiano le loro vittime lasciando il fegato.

Fachan (Scozzese)
Vive nelle Highlands della Scozia, di indole cattiva, ha un solo occhio, un solo orecchio, un solo braccio e una sola gamba.

Fanfrelon (Gallese)
Sono una specie di nani completamente folli che rovinano le gallerie dei minatori. Se trovano una pepita d’oro la spendono in birra e ballano come forsennati.

Grogach (Irlandese)
Alto circa 60 centimetri di solito gira nudo. Ha il corpo flessibile e ricoperto di peli. Si mette al servizio dell’uomo lavorando sia in casa che nei campi.

Gwragedd Annwn (Gallese)
Bellissime fanciulle fatate che nella tradizione del Galles vivono nel mare e alcune volte si uniscono con gli uomini.

Hags (Britannica)
Queste creature, nella tradizione britannica, sono la personificazione dell’inverno. Molti sostengono che siano i discendenti di alcune divinità del culto celtico.

Korred (Britannica)
Di natura benevola, bizzarri e alquanto capricciosi sono considerati nella cultura britannica i guardiani dei megaliti.

Leanhaun Shee (Irlandese)
Spirito femminile di bell’aspetto in cerca dell’amore di un uomo. Chi cede diventa suo schiavo, se respinta è lei a diventare schiava del suo amore. I suoi amanti muoiono lentamente dato che si nutre della loro linfa vitale.

Lunantishee (Irlandese)
Queste creature proteggono i pruneti (alberi magici per le popolazioni celtiche). Chi taglierà il ramo di un pruno l’11 di maggio o l’11 di novembre sarà in seguito molto sfortunato.

Lurikeen (Irlandese)
Simile al Cluricauno è una piccolissima creatura errante in cerca del paradiso perduto. Altre versioni dicono che sia un discendente degli antichi bardi.

fonte
https://www.mitiemisteri.it/piccolo-popolo




domenica 11 novembre 2018

1°Agosto-La festività di Lughnasadh, Lammas e il dio celtico Lugh

1°Agosto-La festività di Lughnasadh,
Lammas e il dio celtico Lugh

Com’è risaputo, coerentemente con la concezione arcaica del tempo ciclico, le popolazioni celtiche immaginavano l’anno come una ruota, al punto che essi avevano un solo termine per definire questi due concetti. La ruota dell’anno, ai fini dell’impostazione del calendario sacro e dell’individuazione delle principali celebrazioni collettive, veniva suddivisa tenendo conto dei solstizi e degli equinozi, e particolare importanza era conferita alle quattro date ad essi intermedie: Samhain (1 novembre), Imbolc (1 febbraio), Beltane (1 maggio) e Lammas (1 agosto). Le feste rurali inglesi (Wakes, «veglie») in epoca medievale si svolgevano tra marzo e ottobre, ovvero nella stagione del raccolto, a seconda della data del santo patrono locale. Tuttavia, precedentemente, in epoca pagana, esse avevano luogo quasi ovunque a inizio agosto, quando si celebrava il momento tra il taglio del fieno e la mietitura 
Lughnasadh/Lammas

Nell’Irlanda celtico-gaelica, la celebrazione rurale di inizio agosto si chiamava Lughnasadh, ovvero «le nozze di Lugh» oppure «messa in onore del dio Lugh o Llew». Gli Anglosassoni la denominarono Lammas, da loaf-mass, «messa dei pani», con allusione alla mietitura e all’uccisione del dio del grano [Graves 204]. Secondo la tradizione irlandese, fu lo stesso dio Lugh ad istituire questa festività, che consisteva in una grande assemblea nella pianura di Meath, in onore della madre adottiva Taultiu (equivalente alla Brigit dei Galli), divinità tellurica della fertilità [Markele 86]. Pare che Lughnasadh fosse innanzitutto una festa regale: il re vi presiedeva corse di cavalli e certami poetici («Giochi di Tailltinn»), ma non vi erano né combattimenti guerrieri né sacrifici rituali [Markele 190]. Si supponeva, infatti, che il re, in questo periodo dell’anno, fosse giunto—proprio come il Sole che egli rappresentava in terra—al massimo della sua potenza.

A tal riguardo, notiamo come Guido von List scrisse che, nella tradizione degli antichi Germanici, nel mese di agosto (Aust) si venerava l’emanazione divina denominata Biflindi, traducibile come «colui che è in procinto di inabissarsi», che va trasformandosi [List 50] [cfr. Guido von List e la tradizione magico-religiosa degli Ariogermani]. Da questo momento in poi, dunque, il Sole avrebbe incominciato a scendere sempre più nel cielo, fino a raggiungere il suo nadir durante la cosiddetta «crisi invernale» del Solstizio d’Inverno, giorni durante i quali esso sembrava scomparire per tre giorni per poi rinascere, ovvero risalire nuovamente. Ecco perché la sua morte veniva celebrata durante la festività della prima domenica di agosto («celebrazione di Lugh», inteso come «Spirito del Grano» che muore, ovvero che viene tagliato, per poi rinascere l’anno seguente).

Tale ricorrenza veniva osservata fino a poco tempo fa in Irlanda con cerimonie simili a quelle del Venerdì santo: una sorta di giorno dei morti in cui si teneva un corteo funebre, guidato da un giovane che portava una corona di fiori [Graves 347]. Anche nell’Inghilterra medievale la festa non perdeva tali caratteri funebri: Graves ricorda a tal riguardo le celebrazioni per la morte di Guglielmo Rufo (un «doppio» di Lugh), il cacciatore dai capelli rossi ucciso durante una battuta di caccia nella New Forest che fu adagiato su un carro da fieno e il cui cadavere fu visto dai contadini della regione proprio mentre erano intenti a piangere la morte del mitico Lugh [Graves 348]. Tuttavia, sottolineiamo ancora una volta, nella festività del primo raccolto non venivano effettuati sacrifici umani, ma il popolo rurale si limitava a piangere la morte del «Dio del Grano».

I sacrifici immolatori, al contrario, avvenivano in tutte le culture indoeuropee proprio durante le feste invernali, quando l’astro eliaco giungeva al suo nadir, e quindi si riteneva fosse necessario il sacrificio umano del suo rappresentante terreno (il re o un suo sostituto, come il «Re folle» o «Re per un giorno» dei Saturnali latini) per rinvigorirne la potenza. Questi riti cruenti si fondavano sul concetto di «sovranità rituale»: il re sapeva di essere il compagno mortale della dea del territorio—da ciò, l’usanza di sacrificare il re qualora la sua «potenza» era destinata a diminuire con l’età [Powell 122] [cfr. Cicli cosmici e rigenerazione del tempo: riti di immolazione del ‘Re dell’Anno Vecchio’].

Eliade esprime questo concetto di «sovranità rituale» affermando che “si poteva diventare re d’Irlanda (Eriu) soltanto se si sposava l’omonima dea tutelare; in altri termini, si accedeva alla sovranità mediante un hieros gamos con la dea della Terra (…) Questo hieros gamos garantiva per un certo periodo la fertilità del paese e la fortuna del regno” [Eliade 151-2], aggiungendo più avanti che “il re è il rappresentante dell’Antenato divino: la ‘potenza’ del sovrano dipende da una forza sacra ultraterrena, che sta al tempo stesso a fondamento e a garanzia dell’ordine universale” [Eliade 173]. Per dirlo in modo più chiaro, i Celti comprendevano che la vita e la prosperità dell’umanità (il re) erano possibili solo a patto di riconoscere la divinità della terra intesa sia come suolo (e, quindi, patria) che come palcoscenico di forze in cui l’uomo può agire e raggiungere la via della spiritualità e della conoscenza. Per questa ragione, nella festa di Lughnasadh era la dea Taultiu a ricevere le offerte, mentre Lugh era considerato solo il fondatore di tale ricorrenza sacra.

Lughnasadh era, come abbiamo visto, la festa del primo raccolto, e in quanto tale si svolgeva sotto la protezione della dea tellurica della fertilità, Taultiu, madre adottiva di Lugh, la quale, secondo il mito, si immolò lei stessa per assicurare nutrimento e prosperità ai suoi numerosi figli. Questo periodo dell’anno era contrassegnato dall’avvento dei giorni più caldi e secchi dell’anno, i cosiddetti «giorni del cane», laddove il canide rappresentava il sorgere di Sirio, approssimativamente intorno al 23 luglio. In questi giorni, la stessa luce solare che aveva provveduto al nutrimento e alla fertilità per il resto dell’anno, minacciava ora la terra di portare la siccità. Proprio per questo, non si immolavano vittime umane, ma si rendeva grazie agli dèi tellurici offrendo loro i frutti del primo raccolto per sfuggire l’insidia della siccità e, quindi, di raccolti insoddisfacenti. Il sacrificio del primo raccolto («l’uccisione di Lugh», il «Re del Grano») permetteva in altri termini che il resto della stagione dei raccolti non subisse l’effetto funesto dei «giorni del cane». Questo periodo critico andava dagli ultimi giorni di luglio all’equinozio di Settembre. Con queste offerte, i Celti erano soliti enfatizzare simbolicamente la relazione simbiotica e reciproca tra il consorzio umano e la natura.

Il dio Lugh


Lugh, divinità delle tre funzioni

Tuttavia, Lugh non era solo uno «Spirito del Grano», ma una divinità incredibilmente poliedrica. Nell’interpretazione di Giulio Cesare riguardante le divinità del pantheon celtico nel De Bello Gallico, Lugh (Lúg/Lugus) venne assimilato a Mercurio e indicato come il dio più venerato in assoluto. Uno dei più noti epiteti di Lugh è Samildánach, «Signore di tutte le arti», o della conoscenza in generale [Powell 121]. Tuttavia, l’equiparazione proposta da Cesare non è delle più precise: Lugh, infatti, a differenza del Mercurio romano, non è unicamente un dio dell’intelletto (né si fa menzione della sua protezione dei commercianti e dei ladri), ma ricopre tutte e tre le funzioni delle culture indoeuropee teorizzate da Dumézil.

Egli, infatti, appartiene al tempo stesso alla classe sacerdotale in quanto suonatore di arpa, poeta e medico (come Apollo); a quella guerriera in quanto combattente ed eroe (come Ercole); e, infine, a quella produttiva in quanto carpentiere, fabbro ed artigiano (come Loki nella mitologia norrena). Una delle equiparazioni comparatistiche più felici potrebbe essere quella con il titanico Prometeo della tradizione ellenica. Per questa sua triplice funzione, Lugh venne spesso rappresentato nell’iconografia come un dio con tre facce, similmente alla trimurti indù [cfr. Il dio primordiale e triplice: corrispondenze esoteriche ed iconografiche nelle tradizioni antiche]. Se bisogna riconoscere che Lugh non è né il dio primordiale, né il dio delle origini, né tantomeno il re degli dèi, egli è tuttavia al di sopra di tutti gli altri, e “da solo incarna in sé l’insieme delle funzioni divine che, nell’ottica del druidismo, sono anche, fondamentalmente, le funzioni che l’umanità deve assolvere per realizzare l’unità del mondo in alto e del mondo in basso, unità senza la quale il Caos (ovvero, i Fomori della mitologia, nda) domina” [Markele 89].
Lug, sia Tuatha che Fomori

Essendo al tempo stesso sia Tuatha che Fomori, Lugh partecipa di una doppia natura, e ciò lo pone al di sopra e fuori da ogni classificazione dualistica. Dei Tuatha Dé Danann, egli possiede la “potenza organizzatrice, socializzata e spiritualizzata all’estremo”, ma vi aggiunge la forza bruta e istintiva dei Fomori, forze caotiche della mitologia celtico-irlandese. In altre parole, Lugh si presenta come una vera e propria sintesi di due forze contrapposte che si oppongono e si combattono: l’incarnazione stessa di un principio monistico, derivante dal rifiuto tipicamente celtico di interpretare la dualità come assoluta [Markele 82].

Ciò fa apparire Lugh come una potenza numinosa al di là di tutte le categorie e di tutte le funzioni, in quanto egli le riassume ad un tempo tutte in sé: per questo, era denominato il «multiforme artigiano», e in quanto tale depositario dei segreti degli dèi [Markele 87], in tal modo ricordando anche il Vulcano/Efesto mediterraneo e il Loki norreno, divinità del fuoco interiore e della trasformazione della materia in qualcosa di più elevato, di eterico e spirituale. Allo stesso modo Lugh, pur nascendo dai Fomori, riassume in sé anche tutti i caratteri contrari tipici dei Tuatha, avversari dei primi. Egli è al tempo stesso l’ambiguo trickster e il «Portatore di Luce», similmente al Lucifero della tradizione giudaico-cristiana, come vedremo oltre. Lugh, in quanto appartenente alle due categorie divine del pantheon celtico, “consente al mondo di trovare il suo equilibrio, privilegiando le forze organizzate (i Tuatha) e governando le forze istintive (i giganti Fomori)
Lugh e la città sacra di Lione
Lugh dovette effettivamente godere di un culto molto importante, oltre che nell’area anglosassone-irlandese, anche nelle Gallie francesi, altro territorio anticamente abitato dalle popolazioni celtiche: dal suo nome, deriva la denominazione della città di Lione (originariamente Lugdunum, la «fortezza di Lug»), che d’altro canto presso i Galli ricopriva la funzione di città sacra. A Lione, i Galli celebravano le quattro feste più importanti del calendario, che cadevano quaranta giorni dopo ogni solstizio o equinozio. Notiamo anche che, quando i Romani ebbero conquistato e organizzato la Gallia secondo i propri fini politico-economici, fecero di Lione la capitale intellettuale, politica e religiosa della provincia cisalpina [Markele 86]. Oltre che a Lione, il dio diede il nome anche ad altre importanti città, quali Laon, Leida e Carlisle (Caer Lugubalion

Lugh e Apollo

Secondo una leggenda riferita dallo pseudo-Plutarco, la fondazione di Lione venne determinata da un presagio: il luogo venne designato da uno stormo di corvi [Markele 85]. E qui bisogna notare come il corvo fosse l’animale sacro a Lugh (così come ad Apollo e al nordico Odino). Ciò può sembrare paradossale, vista la natura prettamente luminosa del dio: ma, ritornando ancora una volta a quanto detto in precedenza riguardo la duplicità di Lugh, si può notare come il suo nome fosse indubbiamente in rapporto ad una radice che significa «luce» (o «illuminazione», anche in senso mentale/intellettivo, e ciò evidentemente lo collega al Mercurio romano, dio dell’intelligenza e dell’intuizione) e «biancore» (greco leukos, «bianco»; latino lux, «luce»). Per completezza di informazione, riportiamo il parere autorevole di Graves, secondo il quale il nome del dio era in relazione anche con lucus, «bosco», e potrebbe addirittura derivare dal sumerico lug, «figlio» [Graves 347]; inoltre, De Vries aggiunge che, nell’antico idioma gaelico, lugos significava «corvo».


Ritornando a quanto detto in precedenza riguardo la duplicità di Lugh come dio luminoso e al tempo stesso collegato al corvo, ricordiamo come d’altronde anche l’Apollo Lyceus era contemporaneamente connesso ad un’idea di luminosità e di purezza (Apollo iperboreo, dio solare e polare) e ad una più ambigua, dal momento che l’epiteto di cui sopra si faceva derivare, oltre che dal concetto di luminosità e splendore, anche dal lupo, animale che nella tradizione europea spesso è foriero di pericolosità o di avversità. Possiamo dunque concludere che, con tutta probabilità, Giulio Cesare non fu preciso nell’associare Lugh a Mercurio, in quanto le sue caratteristiche dualistiche lo rendono ben più simile all’Apollo Lyceus mediterraneo, il quale, dal canto suo, presentava spesso caratteristiche ambigue e poco rassicuranti [cfr. Detienne, Apollo con il coltello in mano].
Lugh e Lucifero

Dalla stessa radice indoeuropea lux deriva anche la figura divina di Lucifero/Phosphoros, il «Portatore di Luce»: un dio che presenta, d’altra parte, notevoli similitudini sia con Lugh che con Apollo, e financo con il già menzionato Prometeo, il quale per aver portato il «fuoco» (ovvero la «luce della gnosi») all’umanità venne condannato ad un supplizio terribile dagli dèi dell’Olimpo. Allo stesso modo, sempre a causa della sua tracotanza, nella tradizione giudaico-cristiana Lucifero venne scaraventato giù dal cielo dal dio supremo Geova, e condannato a vivere occultato nelle profondità della terra (similmente anche al Saturno/Kronos mediterraneo, sovrano dell’Età dell’Oro) [cfr. Apollo/Kronos in esilio: Ogigia, il Drago, la “caduta”].

Se ciò non bastasse per dimostrare la validità dell’associazione Lugh/Lucifero, si aggiunga che, secondo la tradizione, Lucifero venne precipitato sulla Terra proprio il 1 agosto, giorno di Lammas! E qui ritorniamo con il pensiero a quanto scrisse von List riguardo il dio venerato nel mese di agosto: «colui che è in procinto di inabissarsi»… o di precipitare. Ancora: sebbene il mito sia meno noto, si dice che anche Apollo venne precipitato sulla terra da Zeus, in seguito alla sua rivolta contro i ciclopi, milizia del dio olimpico, rei di aver ucciso il figlio Asclepio, dio della medicina e figlio di Apollo. Per questo atto di hybris, Apollo venne infatti condannato dal padre degli dèi a trascorrere un «grande anno» sulla Terra, a pascolare le greggi dell’umanità, vale a dire a prendersi cura dell’uomo e della sua evoluzione spirituale


Lugh e Beleno
Non vi sono dubbi che Lugh si sia sovrapposto, in epoca arcaica, al dio proto-celtico Beleno (o Belanu), divinità della luce (dal protoindoeuropeo *bʰel-, «luce»), uno dei maggiori e più influenti tra gli antichi dèi europei, per il quale si eseguivano sacrifici e riti collegati ai solstizi e perciò ai cicli solari dell’anno, la cui compagna era la dea del fuoco Belisama, alla quale era stato anticamente eretto l’altare sacro su cui venne in seguito edificato il Duomo di Milano. Questa coppia divina della luce e del fuoco veniva adorata principalmente dai Liguri e dagli Iberi, e in seguito dai Celti continentali (Italia, Francia) ed insulari (Gran Bretagna). L’antichissima radice bel, presente in molteplici protolinguaggi, secondo alcune fonti avrebbe il significato trascendentale di «apparire dall’altro mondo» e di «illuminazione dal mondo degli Dei», e sembra essere collegata anche al dio primordiale della luce Baal, venerato dai Sumeri nel VI millennio a.C.
Ritornando a Beleno, ritroviamo nell’ambito delle sue funzioni tutte quelle che, in seguito, vennero associate a Lugh: egli, infatti, era noto per la sua influenza sulla luce solare e di conseguenza sull’agricoltura, sulla temperatura e sulla guarigione; inoltre, come Lugh nel suo aspetto mercuriale, egli sovrintendeva sull’illuminazione della psiche nell’accezione spirituale e mentale come guida alle innovazioni e invenzioni. Beleno sembra anche connesso etimologicamente alla festa rituale di Beltane (la festività che anticipa Lammas nel quadro delle quattro celebrazioni principali del calendario celtico), celebrata a inizio maggio, per ricordare la rinascita del dio della luce, durante la quale i druidi compivano rituali apotropaici con falò e fuochi.

Lugh e Odino
Inoltre, come notò per primo De Vries, Lugh presenta anche diverse caratteristiche che ne permettono l’identificazione parziale con l’Odino/Wotan della tradizione germanico-norrena. Non è d’altronde un caso se, nella stessa data in cui i Celti festeggiavano la «luna del raccolto», ovvero la festa di Lugh e di sua madre Taultiu, i Norreni celebravano il matrimonio sacro tra Odino e Frigg [Guidi Guerrera 24] ovvero tra le forze numinose del cielo e quelle della terra. Come Odino, Lugh è a capo delle milizie divine nella lotta contro i giganti; come lui, è possessore di una lancia meravigliosa e portentosa; come il padre degli dèi nordici, egli affronta la guerra non con la sola forza, ma principalmente con la magia, similmente anche al Varuna indù. In più, come il dio norreno, gli è sacro il corvo, è poeta e musico.

Infine, se Wotan è guercio, Lugh è il nipote di un “guercio dall’occhio pernicioso” [Markele 88] e, per operare la sua magia in battaglia, durante il combattimento egli chiude un occhio. A tal riguardo, Eliade scrive: “I testi irlandesi presentano Lug come un capo militare, che si vale di poteri magici sul campo di battaglia, ma anche come sommo poeta e antenato mitico di un’importante tribù. Questi tratti lo ravvicinano a Wotan-Odino, che fu, anch’egli, assimilato a Mercurio da Tacito. Si può concludere che Lug rappresenti la sovranità nel suo aspetto magico e militare: è violento e temibile, ma protegge i guerrieri come anche i bardi e gli stregoni. Proprio come Odino-Wotan, è contraddistinto dalle sue capacità magico-spirituali, e questo spiega perché sia stato omologato a Mercurio-Ermes”


Lugh e l’arcangelo Michele
È interessante anche notare come alcune caratteristiche di Lugh sfociarono poi, in epoca cristiana, nell’iconografia dell’arcangelo Michele, conduttore delle milizie celesti. Si noti, innanzitutto, come la spada (o in alternativa la lancia, tipica di Apollo) erano attribuiti tipici, ben prima che di S. Michele, del dio celtico in questione. Inoltre, i giorni consacrati all’arcangelo erano l’8 maggio ed il 29 settembre, gli stessi della levata delle Pleiadi, sullo sfondo della Via Lattea, che nei Paesi celtici veniva chiamata il «castello di Lugh». Ancora: nella basilica di San Michele Maggiore a Pavia, l’arcangelo era venerato nella doppia funzione di accompagnatore dei defunti e di custode e datore della regalità, nella cui veste presiedeva all’incoronazione dei re longobardi — esattamente il duplice ambito funzionale del celtico Lug.
Ciò non sorprende, considerando che le popolazioni germaniche cui i Longobardi appartenevano furono a lungo sotto l’influsso della cultura celtica e ne riportarono numerose contaminazioni [Calabrese]. In più, tra gli epiteti ricorrenti di Lugh, ne troviamo alcuni che potrebbero riferirsi senza problemi anche all’arcangelo: Lonnbeimenech («Colui che colpisce furiosamente»), Lamfada («dalla lunga mano») e Grianainech, termine che in irlandese veicola un’idea di calore e luminosità e viene riferito anche all’astro eliaco [Markele 87], di cui San Michele in questione è la personificazione. In tal senso, ritroviamo una continuità tra il culto pagano di Lugh e quello cristiano dell’arcangelo Michele, che d’altronde proprio in Francia è particolarmente sentito.

    fonte
    https://axismundi.blog/2016/07/31/la-festivita-di-lughnasadhlammas-e-il-dio-celtico-lugh/
    BIBLIOGRAFIA:

    M. Detienne, Apollo con il coltello in mano (Adelphi, Milano, 2002).
    R. Graves, La Dea Bianca (Adelphi, Milano, 1992).
    G. Guidi Guerrera, Le stagioni della magia (Hermes, Roma, 1996).
    M. Eliade, Storia delle credenze e delle idee religiose, vol. II(Sansoni, Firenze, 1980).
    G. von List, La religione degli Ariogermani e Urgrund (Settimo Sigillo, Roma, 2008).
    J. Markale, Il druidismo. Religione e divinità dei Celti(Mediterranee, Roma, 1991).
    T.G.E. Powell, I Celti (Il Saggiatore, Milano, 1959).